Armando Nocera

I Racconti del mare

 

Il pescatore di sogni

Di pochi uomini il mare conserva un buon ricordo. Di poche anime ne sente il respiro. Di pochi cuori ne ascolta il battito. Come gli uomini che parlano ai cavalli,così i pescatori di sogni parlano all’acqua; che non è come parlare al vento.
I pescatori di sogni raccolgono dalle onde leggere i respiri di un amore,dagli anfratti scogliosi colgono immagini lontane di vita che si rinnova onda dopo onda,dalla sabbia fina e leggera,che basta un po’ di vento per farla volare,i pescatori di sogni prendono le orme dimenticate e le riportano in vita. Ascoltano l’eco delle voci dei bambini ed il rumore silenzioso dei loro castelli sgretolati. I pescatori di sogni non hanno bisogno di alcun tempo per recarsi al mare,il mare vive in loro. Basta chiudere gli occhi,per un pescatore di sogni,per sentire il profumo della vita in continuo movimento,il rumore leggero delle onde che scivolano alla riva,dei cavalloni che si infrangono schiumeggianti alle scogliere e ridere,sorridere,ricordando di quando sono stati bambini…..

Si narra di uomo che, avendo scelto il mare per amico,confidava a lui ogni cosa. Un amore,un desiderio,un dolore grande e insopportabile,una gioia infinita da riuscire a tenerla chiusa in petto.
Fin da bambino viveva con il mare dentro al cuore. Gli bastava vederlo per sentirsi felice. Passava ore e ore a guardare il movimento lento,continuo,perenne delle acque bagnanti la riva che,come per magia, si ritiravano lentamente e ritornavano,si ritiravano e ritornano sempre,per sempre….
Da bambino,quando andava al mare,passava le sue giornate in acqua incurante dei richiami della mamma. Il suo sport preferito era raccogliere vongole. Era bellissimo. Stava tre o quattro ore filate a pescare. Con le pinne scostava la sabbia e poi,d’incanto,ecco apparire tanti piccoli lembi bianco-grigi che sembravano innumerevoli occhi che fissavano:erano le vongole;un gran respiro e giù a prenderle. Era bellissimo affondare le mani nella sabbia morbida ed uscire coi pugni pieni di conchiglie. Ogni tanto qualcuna pizzicava oppure qualche granchietto nascosto,dava un morso con le chele aguzze ma era poca cosa al confronto della gioia provata ad ogni risalita.
Il mare era generoso con il suo amico. Gli donava le preziose conchiglie in abbondanza,sapeva di farlo felice. Man mano che cresceva imparò tutti i segreti della pesca senza mai abusare nell’approvvigionamento di quei doni. Il bambino cresceva e l’uomo pian piano si allontanava dal tempo dei giochi,delle corse sulla sabbia e dei castelli con i suoi canali,i ponti,le gallerie,franate rovinosamente come i sogni della vita,i sogni che poi,domani,sarebbe andato a ricercare…..
E trovò il suo primo amore,una sera,seduto alla riva;e trovò gli occhi dimenticati di suo padre,seduto alla scogliera;e trovò le carezze da bambino,di sua madre e la voce calda,lo sguardo dolce della nonna e il suo migliore amico,andato via in un mattino d’estate,sotto il sole,senza nemmeno una parola,un saluto.
Quante birre hanno bevuto assieme,il mare non lo ricorda più. Ubriachi di bottiglie vuote giocavano poi coi tappi stanchi di essere girati,rotolati fra le dita e poi,finalmente,lanciati via. Il mare,fedele,li riportava indietro.
Il pescatore di sogni lanciava la sua lenza e aspettava paziente,non il pesce,ma lo scorrere del tempo.L’esca,erano i suoi pensieri che,attirati dall’odore forte del mare,si tuffavano nelle acque fresche alla ricerca non di prede,ma di soluzioni,di intuizioni,di promesse dimenticate da portare a termine,di un momento di pace,di refrigerio,di conforto per la sua anima.
Il pescatore di sogni parlava al mare che gli rispondeva;bisbigliava la sua voce fra le onde e urlava il disappunto o il suo consenso attraverso i fischi dei gabbiani.
Il pescatore di sogni credeva che per ogni stella caduta in mare,un’anima si reincarnava nel corpo di un uomo e allora chissà,se quella notte,in cui le stelle caddero a decine,il suo amico non tornò a vivere chissà dove…..e magari un giorno,chissà,si sarebbero incontrati ancora e il mare,glielo lasciò credere.
Si dice che il mare all’orizzonte si unisce al cielo ma gli uomini ormai,non ci credono più.
Solo il pescatore di sogni conosce la verità,gliel’ha detta il mare una sera che pioveva forte,La pioggia batteva sui vetri dell’auto,i fari illuminavano la scogliera e il fumo della sigaretta si spegneva appena usciva dal finestrino semichiuso.
Le gocce rimbalzavano sul mare come ballerini all’opera,ballavano una danza antica come il mondo e una musica si sollevava adagio nell’aria. Il bisbiglio delle onde si trasformò in una voce calda,lenta,forte:
“Questa sera ti confido un segreto,amico mio,allontana i tuoi pensieri e ascoltami. La leggenda è vera;il mare all’orizzonte si unisce con il cielo. Il mondo è una palla gigantesca e il cielo altro non è che il mare alto;il mare altro non è che il cielo basso.
Gli uomini non possono saperlo questo segreto,tienilo per te. Gli uomini sono ingordi di sapere,vogliono scoprire sempre mondi nuovi. Guai se il segreto venisse svelato. Il cielo sarebbe invaso da loro,sporcato dai rifiuti,avvelenato dagli scarichi,contaminato dall’odio e dalla sete di potere e non potrebbe più rigenerare il mare,che ancora è vivo grazie a questo mutamento continuo,a questo rotolare insieme invisibile delle acque

e delle nuvole.”
 

Quando il pescatore di sogni si risvegliò,dentro l’auto,la pioggia era cessata. Il mare si era calmato. Sparse,sui sedili,stavano tre anzi,quattro bottiglie ma……mancavano i tappi……… allora forse……... è stato tutto vero……

 

Il pesce innamorato

Questa è la storia semplice di Tara e Desa, due pesciolini rossi che un giorno, spinti dalla loro curiosità di conoscere il mondo s’incontrarono e…

Tara e Desa erano due pesciolini rossi accomunati da un curioso destino: entrambi portavano il nome dei loro fiumi.
Tara era un pesciolino dal viso paffuto e gli occhi buoni; dai modi gentili e l’animo antico e puro.
Incapace di sopportare le ingiustizie e amante della pace e della tranquillità.
Cordiale, gentile e soprattutto vera Tara non sopportava l’ipocrisia e appena la incontrava, nei visi dei compagni, se ne allontanava rapidamente e in silenzio.
Desa era una dolcissima pesciolina dagli occhi magici. Il suo sguardo sapeva trasmettere pace, serenità, allegria. I suoi modi, gentili ma decisi, riuscivano a conquistare chiunque le si avvicinava e la voglia di guardarla, nella sua semplicità, era irresistibile.
Entrambi sognavano l’amore, quello che fa battere il cuore, quello che fa addormentare la sera, con la testa al cuscino e gli occhi chiusi, cercando nel buio l’immagine cara. L’amore che lascia nell’aria il profumo al suo passare, di fiori freschi di campo, di margherite, di rose in fiore. L’amore che si vede stampato in un sorriso.
Entrambi amavano incontrare nuovi amici, discutere, confrontarsi e soprattutto amavano entrambi la poesia. Si proprio così, la poesia. Entrambi rilasciavano mille bolle nell’acqua, come parole scritte su un foglio, che i pesci impararono a leggere e in ognuna, stupendi versi….
Tara e Desa divennero ben presto famosi nei fiumi, nei laghi e persino nel mare.
Nettuno in persona, venutone a conoscenza incaricò Pico e Paco, suoi fedeli delfini, di andare a raccogliere alle foci dei fiumi, le famose bolle d’amore e di poesia e ne restò incantato.
Così volle far dono a Desa di Mariella, una piccola e graziosissima stella(marina ovviamente)ed a Tara di Fantino, un cavalluccio marino dalla lunga coda attorcigliata.
Tara e Desa non si erano mai incontrati.
Alcune volte avevano visto i loro visi riflessi sull’acqua, perché nelle favole i pesci possono vedersi riflessi nell’acqua, anche se le loro rive sono distanti migliaia di chilometri.
Le loro anime invece, attraverso i versi di entrambi, sembrava si conoscessero da sempre.
Conoscevano i segreti dell’uno e dell’altra, i loro desideri, i loro sogni.
Tara e Desa desideravano incontrarsi, ma nessuno aveva mai detto nulla all’altro, per timor di esagerare, per timor di rompere quel momento magico, delicato come un cristallo, per timore…..di perdersi. Passavano i mesi e Tara e Desa continuavano a declamare i loro versi e una nota di sottile, ma diffusa, malinconia era nell’aria. Un giorno tara scrisse una poesia, I SILENZI:

I Silenzi
quei silenzi brevi
quanto lunghi, interminabili
I silenzi
contengono parole
che non sappiamo dire
ma che vorremmo farlo
I silenzi
pieni di paura
o timor di esagerare
o di rovinare
un momento che è passato
di risate allegre
serene discussioni
e sguardi incerti
Nei silenzi
la paura di sbagliare
ad usare le parole
per dir ciò che sentiamo
Se ci siamo fatti bene
oppure un po’ di male
se c’è un fondo un desiderio
che non sia di tutt’e due…..
e mille e mille bolle salivano dall’acqua e si dirigevano verso ogni direzione.
Nettuno lesse fra le bolle quei versi e percepì la loro malinconia e un giorno, sorridendo all’idea sotto la barba bianca, organizzò per loro un incontro poetico.
Tanti e tanti furono i pesci che vollero partecipare. Nettuno dovette fare il miracolo di consentire che i pesci del mare e dei fiumi e dei laghi, potessero vivere insieme per un giorno; e ci riuscì.
La scelta del luogo dell’incontro non fu casuale: Il Tevere; fra le rovine dell’antica Roma si respirava ancora l’aria delle tante leggende raccontate e questo, pensava Nettuno, era il luogo migliore per organizzare l’incontro.
Tara e Desa s’incontrarono. Fra mille sguardi i loro occhi si riconobbero subito. Le loro anime sorridevano, in silenzio, discrete. Un sorriso incantevole si aprì sul viso di Desa e Tara, timidamente, arrossì.
La festa durò fino a notte, fra canti, risa e poesie. Poi, dopo un tenero bacio, Tara e Desa si salutarono, con la promessa di rivedersi, un giorno.
Da allora nel mare, nei fiumi, nei laghi, mille e mille e mille bolle si muovono nell’acqua in un crescendo di spruzzi e schiuma.
Tara e Desa si parlano, in versi. Canzoni del cuore salgono e scendono le correnti inseguite dai salmoni rosa in amore.
Tara è innamorato, il suo cuore non riesce a tacere. E Desa?.........
Se vi fermate alla riva di un qualsiasi corso d’acqua,guardando fra le onde trasparenti potrete scorgere le lettere di Tara e Desa e dalle loro parole,immaginare……

La bottiglia incantata

Si narra che il mare è la più grande cassaforte del mondo. Nei suoi fondali sono conservati gioielli d’ogni tipo. Reperti antichi di inestimabile valore.

Ogni cosa è gelosamente nascosta tra il buio intenso degli abissi dove la luce non arriva mai. Il mare conserva ogni cosa con cura. Protetti dalle alghe, dalla melma, dalle incrostazioni che ne rendono irriconoscibili le antiche forme.

Il mare conserva i sospiri, le promesse degli innamorati, le grida festose dei bambini.

Il mare conserva un fiore, che una donna ha donato al suo uomo scomparso cosicché all’orizzonte, quando il cielo sembra unirsi all’acqua, egli potesse raccoglierlo.

 

Si narra che in fondo al mare c’era una bottiglia di champagne, probabile ricordo di un momento felice, che vagava senza sosta da un fondale all’altro. Quella bottiglia brillava di una luce intensa che illuminava i fondali. Ogni sorta di pesce cercò di avvicinarsi ad essa ma, appena provava a toccarla, la bottiglia schizzava via.

Di giorno la bottiglia galleggiava, cercando di raggiungere l’orizzonte. Anche i pescatori, alcuni scafisti improvvisati e i comandanti delle navi videro la bottiglia luminosa galleggiare, ma nessuno riuscì mai a prenderla. Sembrava magica la bottiglia. Appena la si provava ad afferrare fuggiva via con una velocità incredibile. Gli uomini non fecero mai caso a questo strano evento, mentre nel mare, si sparse la voce della “bottiglia incantata”. La notizia della bottiglia misteriosa arrivò alle orecchie di Nettuno che, incuriosito, ordinò a due delfini di andarla a prendere. Paco e Pico, così si chiamavano i delfini, inutilmente tentarono di acchiappare la bottiglia. Tentarono in ogni modo; nascondendosi dietro gli scogli, inseguendola fino a sfiancarsi, addirittura tentarono con delle reti prese ad alcuni pescatori. Niente, la bottiglia riusciva sempre a scappare.

Pico e Paco dovettero arrendersi e tornarono stanchi e delusi da Nettuno.

Il Re del mare, col tridente in mano, li guardava attendendo una risposta che aveva già intuito dai loro sguardi. Così decise di occuparsi personalmente della questione.”Andrò io a prendere quella maledetta bottiglia, nulla può opporsi al mio volere. Sono io il re del mare”disse Nettuno ai suoi pesci con voce ferma per nascondere la sua titubanza. Sì, perché anche lui non credeva molto nella riuscita dell’impresa.”Com’è possibile che esiste una bottiglia luminosa, animata, che vaghi per i mari indisturbata e che nessuno riesce a prendere?Questa è sicuramente una diavoleria degli uomini. Chissà che cosa stanno tramando quegli scellerati. Speriamo non sia una bomba o, peggio ancora, un ordigno nucleare”pensava Nettuno.

Dopo giorni e giorni di cammino sui fondali, Nettuno cominciava a stancarsi. La bottiglia sembrava essere scomparsa. I pesci controllori, incaricati della sorveglianza, non né notizia.

Nettuno era infastidito e preoccupato. Sicuramente quello era un ordigno che gli uomini avevano fatto brillare chissà dove e adesso chissà quanti suoi figli erano morti fra le acque del mondo.

Mentre seguiva questi pensieri una luce fioca, proveniente da un anfratto, attirò la sua attenzione.

Cautamente si avvicinò, scostò piano alcun alghe e scorse il collo di una bottiglia dalla quale proveniva una debole luce. Il re del mare si tranquillizzò; era davvero una bottiglia e non un ordigno.

Ora, dovete sapere che Nettuno in quanto re del mare, ha il potere di poter dare la voce a qualsiasi cosa si trovi in acqua così, liberata la bottiglia dall’incaglio, le chiese: ”Allora, mi che diavolo ci fai qui e da dove prendi questa luce che ormai sta esaurendosi?”La bottiglia rispose che nell’incagliarsi aveva sbattuto fra alcuni scogli e si era incrinata, ecco perché la luce si stava spegnendo. Era la luce dell’amore che brillava al suo interno. Una luce che non si spegne mai ma che il tempo affievolisce. Il suo processo di spegnimento era stato accelerato dall’acqua che si era infiltrata al suo interno. Era stata deposta in mare da una donna affranta per la perdita improvvisa del suo uomo e, in un disperato tentativo di ricongiungimento, aveva riposto una lettera al suo interno, perché si che il mare all’orizzonte si ricongiunge con il cielo e la donna sperava che la lettera potesse giungere a lui, in cielo.”Per questo fuggivo se mi volevano afferrare, volevo portare a termine il mio compito sire, mi dispiace se ho turbato la quiete del mare ma adesso come farò?Questa incrinatura non mi permette più di continuare il mio viaggio e l’acqua, sfalderà la carta della lettera. Mi dispiace per quella donna, dovevi vedere il suo volto, quando mi gettò in mare….

Nettuno si commosse nell’ascoltare quelle parole. Prese con cura la bottiglia e, dopo aver estratto il foglio, la ripose nell’anfratto.”Qui non ti disturberà nessuno, il fondale è molto profondo e l’uomo non potrà mai arrivare.”Intanto sorrideva immaginando già i titoli dei giornali fra migliaia di anni: SENSAZIONALE SCOPERTA NEI FONDALI MARINI.TROVATA UNA BOTTIGLIA DI SPUMANTE….GLI SCIENZIATI CERCHERANNO DI SCOPRIRE LA MARCA E RICOSTRUIRE I MOMENTI…SICURAMENTE E’SCIVOLATA DAL NAUFRAGIO DI UNA NAVE DA CROCIERA…MAGARI IL TITANIC….Nettuno allora prese la lettera e, sedutosi su uno scoglio pensò a come fare per esaudire il desiderio di quella donna. Aveva avuto la tentazione di leggerla, ma non voleva rubare quel gesto d’amore che lo aveva commosso e non gli apparteneva.

Gli uomini credono che il mare all’orizzonte, si congiunge con il cielo, ma è solo un illusione.

Gli uomini hanno bisogno di qualcosa in cui credere per andare avanti e Nettuno sapeva che tanti uomini credono nella forza del mare ed in lui. Così prese la lettera e allungando la mano verso il cielo, chiese a Dio di far avvicinare un angelo. Dalle nuvole bianche apparve una mano, la mano di uomo forte, vigoroso e giusto. Nettuno porse la lettera con fiducia a quella mano e la strinse forte, sentendone il calore arrivargli fino al cuore. Dio prese la lettera e la porse all’uomo….che stava al suo fianco……

 

La favola finisce qua. E’ una storia vera arricchita di un po’ di fantasia perché la speranza non deve morire mai nel cuore degli uomini

 

 

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Il pescatore di sogni
Il pesce innamorato
La bottiglia incantata

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